Come essere Felici? II Parte

Nell’articolo precedente la riflessione si concludeva descrivendo lo stadio dell’appagamento come un’arma per liberarsi dalle proprie foschie interiori per poter essere felici. Diventa possibile quindi discernere con chiarezza e fornire risposte adeguate.

E questo è anche il nucleo del nostro ‘processo creativo’ e quando lo facciamo bene, quando le risposte che creiamo ed estendiamo agli altri danno luogo a maggior armonia nelle nostre relazioni, c’è una una ‘gioia’ particolare che ci ‘ispira interiormente’.

E’ una gioia che origina dall’interno, e poiché essa trova espressione nel ‘sentirsi felicemente’ connessi con gli altri, questo è segno che stiamo vivendo dall’interno verso l’esterno e non il contrario.

La terza forma di felicità e la BEATITUDUNE. Non è il genere di beatitudine che ci viene da qualcosa o anche da qualcuno! Non è il genere di beatitudine che è in qualche modo frutto di stimolazione.

E’ la naturale beatitudine dell’anima, del sé, quando siamo completamente liberi interiormente. E’ libertà da qualsiasi attaccamento a qualcosa che è intorno a noi, sia essa la famiglia, gli amici, gli oggetti, i ricordi, le ambizioni ecc..

Ma ciò è possibile solo quando vediamo e realizziamo che i nostri attaccamenti non sono davvero ‘là fuori’! I nostri attaccamenti vengono creati all’interno della nostra coscienza. Non sono gli oggetti concreti o le persone a cui tendiamo ad attaccarci, ma è alle immagini di essi che creiamo nelle nostre menti che ci attacchiamo.

Distacco non è perdere o vivere senza queste cose o persone ecc. non è un evitamento degli altri o una postura di indifferenza. Il distacco non riduce la nostra capacità di ‘essere affettuosi’.

Distacco significa non ‘creare’ più la percezione e il sentimento di sentirsi appesantiti dall’altro, o di essere dipendenti dagli altri o di sentirsi osservati dagli altri. Come tutto il resto, le persone vengono e vanno, sono tutte lì nella dinamica del vivere quotidiano, parte del tessuto della nostra vita.

Distacco significa che smettiamo di fare di loro la sorgente della nostra felicità nella vita. Smettiamo di ‘prendere da’ invece di ‘dare a’. Smettiamo di renderli dipendenti da noi. Questo è non-attaccamento in azione ed è un altro segnale che non stiamo vivendo dall’esterno verso l’interno.

Lo stato interiore di libertà che dà origine al sentimento di beatitudine è già lì, ma è stato inibito e sepolto. E’ andato perduto alla nostra consapevolezza quotidiana.

Quasi tutte le dipendenze risultano dal tentativo di far risorgere, rilasciare e assaporare questa beatitudine, la forma più pura di felicità umana. Meditare va a risvegliare questo tipo di contentezza speciale.

Il dipendente da sostanze tossiche non è realmente dipendente dalla sostanza ma da questo profondo stato di beatitudine a cui le droghe gli hanno dato accesso temporaneamente. Per secoli la meditazione e la contemplazione sono stati praticati come modi naturali (liberi da sostanze!!) per ripristinare questo stato naturale ed originario di libertà interiore.

L’attaccamento è essenzialmente ciò che ci fa prendere la vita troppo seriamente semplicemente perché ci rendiamo schiavi degli oggetti dei nostri attaccamenti.

In tali momenti non siamo noi a possedere, ma è come se i nostri oggetti ci possedessero. La liberazione dall’attaccamento avviene quando non solo smettiamo di cercare di possedere ma ci rendiamo conto che è impossibile possedere!

Alla fine, ciò ci rende liberi di ‘giocare’ alla vita, di essere ‘giocosi’ non alla maniera dei bambini, ma in un modo che permette alla nostra massima gioia di forgiare le energie che doniamo agli altri.

Questo genere di beatitudine è la più alta felicità. Sembra impossibile nella routine quotidiana della nostra vita materiale con tutti i suoi apparenti su e giù, gioie e dolori, vittorie e sconfitte, perdite e guadagni. E tuttavia, anche allora, tutti abbiamo i nostri momenti.

Tutti conosciamo quei momenti in cui, anche solo per pochi attimi, abbiamo dimenticato noi stessi e tutto ciò che abbiamo imparato ad afferrare, abbiamo dimenticato il passato sospendendo persino speranze ed entusiasmi per il futuro.

E in tali momenti c’è un profondo  senso di libertà e sentiamo la beatitudine di essere spiriti completamente liberi. Il cuore canta e l’anima danza con la gioia di una piccola rondine nel momento in cui impara e gusta la piacevolezza del volo libero.

Domanda: Quali sono le cause specifiche della tua scontentezza?

Riflessione: A che cosa sei aggrappato o a cui tenti di aggrapparti che ti mantiene radicato nel sentimento di non essere libero?

Azione: Visualizza come sarebbe la tua vita se non avessi alcun attaccamento.

Tutto il Meglio per la tua Realizzazione

Università Spirituale Brahma Kumaris

A proposito dell'autore

Mike George

6 Commenti

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  • ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia , salvo che provi il caso fortuito.
    Magari con codesto distacco si finisce sotto l’impero del “caso fortuito”, ossia c’è più libertà.
    La responsabilità per danno cagionato da cose è indiretta, ma anche oggettiva ossia è sufficiente provare il nesso materiale tra la res che taluno abbia in custodia e il danno da essa arrecato.
    perlomeno il caso fortuito ha un impulso causale autonomo e carattere evidente di inevitabilità.
    in soldoni è molto più spontaneo il caso fortuito che la responsabilità indiretta (che in effetti è tutta catalogata dalla giurisprudenza)
    Insomma mi sono convinto che il distacco emotivo ha lo stesso effetto del caso fortuito nei rapporti tra proprietario e res. Lo libera.
    Posso pure sbagliare, beneinteso , ciao a tutti

  • accidenti giovanni faccio fatica a capirti….me lo rispieghi in parole semplici…perchè la mia anima è d’accordo ma il mio cervello non capisce cosa hai detto….

  • Insomma presupponevo un rapporto tra persone limitato da un intervallo di tempo, come accade per l’obbligazione per le cose in custodia . Art. 2051 cod.civ. secondo poi mi sono lanciato in un azzardato parallelo tra la disciplina della responsabilità indiretta (ex 2051) e il rapporto attaccamento/distacco .
    l’attaccamento sarebbe fonte di responsabilità , in soldoni , di danno emergente. il distacco sarebbe fonte di vita nuova .
    Ma non sono una persona normale, questo lo devi sapere.
    Anzi dirò di più: per alcuni aspetti della vita sono un vero Signore, per altri aspetti della vita sono attaccatissimo, sanguinoso e sofferente.
    A tutt’oggi non sono riuscito a risolvere questo arcano.
    felicità

  • @ gilgalad:
    @ Francesco Di Giovanni:
    Francesco!… puoi non fare l’avvocato su questo blog,
    puoi lasciare fuori l’abito di legge ed entrare come un
    bellissimo utente spirituale,

    più le cose sono semplici più arrivano prima al cuore,

    un saluto a tutti,

    Marco De Biagi
    Università Brahma Kumaris

  • A mio avviso per essere felici occorre prima di tutto chiarire in concetto di felicità, cioè realizzare una volta per tutte che i soldi e il potere non servono al raggiungimento della felicità, ma soltanto a generare ulteriori bisogni, a loro volta interpretati come falsi traguardi per trovare la serenità. Per capire veramente come essere felici occorre accettare totalmente che la felicità dipende soltanto dall’essere amati, e per essere amati servono rapporti sereni e sinceri con gli altri.

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