Dio, questo sconosciuto

Forse, prima di parlare di Dio, bisogna soffermarsi sull’uomo. Perché la domanda se si crede in Dio o meno, se si accetta la sua presenza nella vita è di scarsa utilità se, prim’ancora, ho poca fiducia in me stesso. Se mi trascino nella vita o comunque sia se faccio fatica a trovare una direzione.

Cosa significa infatti impegnarsi per attivare determinate facoltà della mia anima che sono rimaste sopite molto, molto a lungo, o che non sospetto di avere? Dentro di me infatti risiedono delle memorie di uno stato di essere libero dalla preoccupazione, libero dal dolore. Uno stadio imperniato dalla Felicità, dall’assenza di malattia e dalla libertà.

L’esercizio e l’allenamento spirituale vuole farmi riportare alla luce questa memoria e viverla il più possibile in questa vita, affinché anche il mio futuro, nelle nascite successive, venga guidato da questo solco che ho cominciato adesso. E’ uno sforzo sia per vivere meglio e più felicemente questo presente, che diventa poi una conseguenza karmica automatica per il futuro.

La domanda che mi pongo quindi diventa: come riportare in vita questa condizione di essere liberi e felici?

E’ qui che possiamo far entrare in scena, in punta di piedi, il ruolo e il significato di Dio.

Dio, il Supremo

Un’appellativo che solitamente gli viene dato, ed è accettato bene o male da tutti, o da molti, è quello di Essere Supremo. Ma cosa significa?

In questo caso Supremo significa qualcosa, o qualcuno che è al di sopra delle parti, della relatività. Che esprime e gode di una costanza che gli esseri umani terreni, che viaggiano nel relativo, non hanno. La nostra esistenza infatti è drammaticamente caratterizzata, a ritmi più o meno lunghi, da felicità e sofferenza, ricchezza e povertà, salute e malattia. Ciclicamente, come le stagioni. Che ci piaccia o meno, è un principio e una legge fisica con cui conviviamo.

Un’altra caratteristica dell’Essere Supremo è quella di essere libero dal nascere, e libero dal morire. Noi invece giriamo con la ruota del tempo e delle rinascite. Nasciamo (c’incarniamo) viviamo e cresciamo, muoriamo (lasciamo il corpo) e proseguiamo il nostro viaggio terreno là dove possiamo completare ciò che abbiamo cominciato.

In pratica il Supremo (Dio) permane nel mondo dell’eternità, fuori dal passato-presente-futuro. In quella che anche nella tradizione socratica veniva chiamata la casa delle anime o il mondo delle anime. In pratica la nostra casa originale, al di là del corpo fisico e del piano terreno.

Quindi, dal nostro punto di vista fatto di alti e bassi e di relatività, diventa non solo proficuo ma benefico e significativo relazionarci con un punto di riferimento stabile, sito in un luogo di assoluta sicurezza e permanenza. Un po’ come se io fossi una nave che necessita di un faro, o di una stella guida, per navigare nella notte.

Vedi quindi che il rapporto con Dio non vuole avere paradossalmente nulla di religioso, bensì nasce da un’esigenza pratica di condurre la mia vita in modo migliore, più sereno, più chiaro e quindi più forte.

…ma proseguiamo nella nostra riflessione >>

Dio come Generatore

Intendo come un Generatore di corrente 🙂 quando va via la luce e ho bisogno di un generatore, intendo questo.

Guardati semplicemente intorno tra i tuoi parenti e amici, tra le persone per strada o al lavoro. Guarda quello che succede nell’attualità o nella politica e constata da solo/a se siamo luci accese oppure che hanno bisogno di un flusso di corrente in più per brillare e disperdere l’ombra.

Abbiamo visto che Dio è un’essere che dimora in una dimensione di consapevolezza costante. Libero da alti e bassi caratterizzati da ricordo e amnesia, da sofferenza e felicità. L’Essere Supremo, come il Sole, esprime costantemente la pienezza, la consapevolezza e quindi la Forza di cui abbiamo bisogno, vero?

Ecco che entra in gioco la possibilità di mettermi in discussione e cercare di forgiare una relazione con Dio, che in gergo viene chiamata Raja Yoga, o Unione Suprema.

In prima battuta però, uno dei muri più grossi da abbattere, è proprio quello dell’inculcazione religiosa-devozionale che abbiamo assorbito, più o meno volontariamente, più o meno consapevolmente. Tale indottrinamento ci ha assurdamente allontanato da un contatto genuino, da una scoperta pratica delle nostre possibilità interiori e sicuramente ha bloccato la possibilità di unione con un determinato Dio.

In pratica è divenuto più importante il culto devozionale rappresentativo, che assume diverse forme a seconda della cultura, etnia e back-ground, perdendo di vista il mero contatto con un essere e un principio che si suppone uguale per tutti. Dato che non è che i cristiani hanno un Dio, gli induisti un altro e i musulmani un altro ancora, sarebbe assurdo oltre che comico.

Ma questo ha generato allontanamento, disinteresse, disgusto, rabbia e ateismo. Ho aggiunto la parola “ateismo” con rispetto ed esperienza parlando. Nelle varie sessioni di meditazione che ho tenuto fortunatamente hanno partecipato anche degli atei con i quali, andando avanti, c’è stata una comunicazione che mi ha permesso di vedere che, il più delle volte, si trattava in realtà di ferite interiori non rimarginate, di risentimenti o dubbi dovuti proprio ad abusi di potere religioso-devozionale di cui parlavamo sopra.

Ma l’articolo sta diventando troppo lungo 🙂
prosegue quindi nella prossima parte!

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A proposito dell'autore

Marco De Biagi
Marco De Biagi

Marco De Biagi vive e lavora a Milano. Coordina le attività della Brahma Kumaris in Lombardia assieme a un team e dirige con successo gli eventi online ed offline della Self Help Academy, un'accademia di auto aiuto.

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