Abbi Fede! … “ma che vuol dire?”… silenzio! E abbi Fede!

Un significato di Fede a cui in pochi siamo abituati è quello di considerarla come una conoscenza profonda delle cose. Nel senso che non ci può essere vera Fede se non è anche presente una conoscenza dell’oggetto per cui ripongo Fede, o fiducia.

E’ come sentire esso intimamente. In questo senso nutrire Fede verso qualcosa o qualcuno passa attraverso uno scambio conoscitivo. Altrimenti, come faccio ad avere Fede verso qualcosa che non conosco? Sarebbe così detta fede cieca.

Dentro di me c’è sicuramente un desiderio di affidarmi o di abbandonarmi, ma esso può essere esaudito solo se dall’altra parte arriva una conferma, una volontà, una corrente energetica che mi permette di agganciare il mio ponte di reciprocità.

Anche se non sempre, il più delle volte il primo passo devo farlo io, giustamente. Ma dopo di questo deve seguire un passo verso di me anche dall’altra parte. Infatti Fede e fiducia sono anche sinonimi di sintonia, di empatia e di reciproco nutrimento relazionale.

Fede… e atti di fede

La Fede a cui siamo abituati invece, diventa una semplice credenza nel senso che è paradossalmente fondata e rivolta verso qualcosa che non si conosce o che addirittura (in certe correnti) non si può conoscere!

Spesso l’oggetto o l’ente verso cui dobbiamo riporre la nostra Fede ci viene descritto e riportato da terze parti le quali, a loro volta, non ne hanno fatto esperienza diretta ma si basano su di un contatto acquisito tramite un passa-parola. L’aspetto che mi fa sorridere a pensarci su, è che nutrire questo tipo di Fede crea inevitabilmente un vuoto tra me e ciò verso cui voglio riporre la mia Fede.

Questo perché come detto, essa non si basa tanto su di una conoscenza o uno scambio rigenerante, ma su di una specie di Dogma che recita: è così. Mi ricordo da piccolo quando chiedevo a mia nonna cosa significasse che Dio non è nato. Perché nella Chiesa del suo paesino a volte a Messa veniva detta questa cosa.

Quindi a casa poi le chiedevo cosa volesse dire che qualcuno non poteva nascere pur essendoci 🙂 … e lei giustamente, dal suo punto di vista mi rispondeva che era un mistero e che non si poteva sapere.

E’ una maniera più affascinante per descrivere l’ignoranza. La tenebra mentale in cui siamo stati per tanto tempo. Se c’è un mistero infatti e io sono un uomo figlio di Dio, fammelo piano piano svelare e dissolvere questo mistero. Fammi piano piano arrivare alla luce della verità delle cose.

Ecco avvenuto necessariamente il grande allontanamento dalla spiritualità e dalla religione che ho testimoniato tra i giovani della mia età. A un certo momento, dopo l’ “obbligo” del catechismo e della cresima ognuno ha preso la sua strada e in pochissimissimissimi hanno deciso di perseguire il cammino della riscoperta del sé.

Ma non poteva andare diversamente col senno di poi. Ciò che era stato inculcato in loro, nella maggior parte dei casi, era una dottrina fondata non tanto su di un esperienza ma su di una credenza. Quindi non poteva avere un’impatto di vita.

Fai un attimo una pausa di lettura, stacca per un minuto i tuoi occhi dal monitor. Rilassati respirando lentamente… rilassa tutti i muscoli del corpo e chiediti semplicemente: cosa avverto dentro di me adesso? Cosa sento nascere?

Fede, qualcosa che deve nascere

Qualsiasi cosa tu abbia visto o sentito dentro di te rispondendo a queste due domande, c’è sempre qualcosa da portar fuori. Qualcosa che in un certo senso devo far nascere. C’è un’energia che spinge per essere espressa, educata e indirizzata… messa semplicemente in pratica, perché tale energia rinnova va a bonificare il vuoto sparso dentro di me.

Il beneficio di tale bonifica sta nel percepire un radicamento che al tempo stesso mi permette più armoniosamente di spingermi verso l’alto. C’è un’identità, che non è quella scritta sui documenti, che mi chiede di radicarmi in lei. E c’è un ambiente tutt’intorno che mi chiede di armonizzarmi a esso.

Questo ambiente si chiama materia. In questo momento sto scrivendo al computer e tu stai leggendo. Forse hai stampato questo articolo e hai carta tra le mani. Forse sei seduto/a su di una sedia la quale poggia sul pavimento… siamo circondati dalla materia e dalla natura… dall’universo.

Il mio stesso corpo è uno strumento materiale attraverso cui vivo, attraverso cui posso esperire questa vita terrena. Il momento attuale mi chiama finalmente ad arginare un grande vuoto interiore, perché la vera depressione che stiamo affrontando è quella della vita (che poi diventa anche economica). Questo riempimento mi permette poco a poco di tornare a relazionarmi coll’esterno in maniera più felice, con gli altri in maniera più sana e funzionale. In pratica mi porta a sperimentare il piacere di essere me stesso.

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A proposito dell'autore

Marco De Biagi
Marco De Biagi

Marco De Biagi vive e lavora a Milano. Coordina le attività della Brahma Kumaris in Lombardia assieme a un team e dirige con successo gli eventi online ed offline della Self Help Academy, un’accademia di auto aiuto.

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