Dipendenze affettive

Capita o è capitato a tutti di riporre la speranza del proprio benessere, del proprio sviluppo e sicurezza su aspetti esteriori, in altre parole ho affidato la mia direzione e la mia visuale su ciò che vedevo fuori di me, nel mondo dei sensi, questo è sbagliato?

Dipendenze affettive: da fuori a dentro

Usando una metafora: se mi espongo troppo, la mia sicurezza o stabilità dipendono da come va il mercato, dipendono da ciò che succede là fuori, dalle onde in movimento di una realtà esteriore. Ecco perché, di conseguenza a tutto ciò, sono poi necessariamente portato allo sviluppo di un’attitudine che vuole controllare ciò che succede, perché? Perché da ciò che succede ora dipendono la mia stabilità e il mio benessere.

Un comportamento simile cosa mi svela? La mia povertà su certi aspetti e il bisogno quindi di andare alla ricerca di ciò che mi manca, di ricercarlo o di chiederlo.

Cose in sé non sbagliate perché se qualcosa mi manca lo devo ricercare, l’errore sta nel come ci approcciamo a questa ricerca e dove vado a scavare. Perché sbagliando direzione si allunga il tempo di povertà e da semplice richiesta tutto ciò diventa: desiderio, un desiderio che dipende appunto da ciò che succede là fuori.

Quindi sono tre punti: ricerca, richiesta, desiderio. Questi movimenti tendono a generare infelicità qualora non riesco a ottenere l’oggetto che vado cercando. Vado in carenza e divento indigente spiritualmente o moralmente.

Certe ricchezze interiori però non dovrei troppo andarle a cercare in giro o negli altri, perché mi appartengono. Sono un mio corredo spirituale come lo rappresenta il DNA. Il dramma è che ho imparato ad attivarmi verso l’esterno e non capisco come posso accendermi internamente e andare a stimolare ciò che desidero. In breve è la spinta interna che è debole.

Dipendenze affettive: replica la natura

E’ vero che la mia forza e le mie possibilità si relazionano col mondo esterno ma dove si generano primariamente? Se desidero che siano effettive, devono prima attuarsi causalmente dentro di me, devono prima avere radici nel mio spirito,

tutto questo segue il processo di naturalità nel senso che se non pianto per bene un seme, nel giusto terreno e con la giusta cura, questo darà vita a una pianta debole che crescerà con stenti, se crescerà. Quindi non devo far altro che replicare la natura ma dentro di me, non dimenticando che io, primariamente, sono spirito.

Così le mie radici non stanno nelle papille gustative o in ciò che sento attraverso le mie orecchie, non stanno primariamente in ciò che vedo davanti a me o in ciò che le mie sinapsi generano, la mia radice è ben più profonda di questo e si forgia nella fucina immateriale della mia anima, in quell’energia consapevole, luminosa e spirituale di cui ognuno di noi è primariamente fatto… o meglio che ognuno di noi è.

Come mi libero dal circolo vizioso?

Mettere ciò in pratica, liberarsi dalle dipendenze affettive, significa regalarsi del sacro-santo tempo per accostarsi a quella che è la mia vera natura. E farmi questo dono quotidianamente.

Significa prendere una decisione per cui desidero indirizzarmi e allinearmi a ciò che sono realmente e a ciò, quindi, che posso esprimere.

Significa dare ascolto alla chiamata o all’esigenza primaria del mio spirito, della mia vera persona. Non a ciò a cui sono abituato a credere di essere. Il primo credo imprigionante fondamentale non è un credo religioso 😉 è invece il credere di essere qualcosa di diverso da ciò che sono originariamente. E’ un credo sociale, è un credo umano.

Più tempo passa più sentirò il bisogno di placare la sete che ho dentro e inizierò a tentarle tutte finché non arriverò a l’unica vera fonte che può abbeverarmi. Devo tornare a scuola, tornare a imparare e rimettermi sui miei passi.

Ma ciò che vado a re-imparare non è nient’altro che il giusto modo di agire, semplice a dirsi ma lento e delicato a metterlo in pratica. La giusta azione è fondata su di una visione interiore più accurata e aperta, alla fine dei conti sono le giuste azioni che mi portano i risultati fruttuosi per la mia crescita. Una giusta azione mi indirizza sulla strada del mio sviluppo,

là c’è il vero potere di accrescermi senza andare in carenza e senza generare dipendenze, devo finalmente radicarmi al mio essere più intimo.

Tutto il Meglio per la Tua Realizzazione
Università Spirituale Brahma Kumaris

A proposito dell'autore

Marco De Biagi
Marco De Biagi

Marco De Biagi vive e lavora a Milano. Coordina le attività della Brahma Kumaris in Lombardia assieme a un team e dirige con successo gli eventi online ed offline della Self Help Academy, un’accademia di auto aiuto.

12 Commenti

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  • Questo articolo in realtà dice poco, pochissimo a chi è in difficoltà. Come tutti gli articoli o le “scuole” dell’anima, dello spirito. Cosa dovremmo fare quindi se siamo in difficoltà o stiamo male perchè “dipendenti dagli affetti” e dunque dall’esterno? Sfido chiunque abbia letto questo articolo a dirmi se sia comprensibile. E spiegarmelo affinché possa darmi un’indicazione per stare meglio

    ps per il 2016 ho scelto di essere felice. E questo l’ho capito. E’ una mia scelta

    buon 2016!

    • Ciao Patrizia, vediamo chi accetta la sfida! Certi commenti servono proprio per generare il dibattito,
      io do semplicemente il là 😉

      ti sei chiesta perché dipendi da un’affetto? Hai visto di cosa sei carente?

      Marco

      • ciao,trovo le tue parole molto sentite, la mia dipendenza è l’abbandono, mi proietto nell’affetto verso gl’altri solo per la paura dell’abbandono conosco la causa riconosco l’effetto che mi provoca tuttto ciò ci lavoro da anni molte volte ci riesco a lasciare andare,ma altre no, credo che dipenda dal fatto che nasciere e poi essere abbandonato e crescere sapenddo che tu sei tu, non c’è altro che tu,cmq ti proietta un desiderio di appagamento che possa essere materiale o interiore,ad avere sempre paura di essere abbandonato,negli anni riconosco le mie paure,ma non è sempre semplice riconoscerlo

        • Ciao Ciro, grazie,

          hai ai pensato agli altri qualcosa di speciale che solo tu hai?

          Qualcosa che ti caratterizza e ti rende te. Prova a lavorare su questa specialità su base quotidiana e poi, piano piano, il fatto che essa possa venire rifiutata inizierà a non costituire per te un grande problema,

          garantito 😉

          un abbraccio,
          Marco

  • io penso che nell’articolo di marco si parli essenzialmente di aspettative che tutti nutriamo nei confronti delle persone e che per la maggior parte vengono negate, più c’è coinvolgimento emotivo e più ci si aspetta tanto e più si soffre questo è umano, non siamo ancora puro spirito e dunque dobbiamo tutti i giorni fare i conti con questi aspetti che comunque ci sono, il problema è anzitutto renderci conto di questo e intraprendere un percorso che ci renda sempre più liberi da tutto ciò, ma non è per niente facile e scontato perchè spesso le persone investono su tutto fuorchè su se stessi cercando di cambiare l’altro a secondo dei propri bisogni e così si instaura un circolo vizioso, percorsi di vita ce ne sono tanti è vero, bisogna saper discernere, non ci sono ricette che risolvono i problemi, ognuno ha i suoi e deve guardarli in faccia entrarci dentro conoscerli per depotenziarli per poi purificarli, dentro di noi ci sono le risorse per fare questo e l’area dove risiedono è spirituale,
    io di questo sono convinta perchè il mio cambiamento è iniziato proprio da queste aree, fare questo non è facile certo infatti le scuole dell’anima come le chiama patrizia sono faticose (quelle serie) io sono cristiana e Cristo al riguardo ha parlato di “porta stretta”
    auguro a tutti un sereno nuovo anno di pace
    ersilia

  • La dioendenza affettiva o codipendenza..è fondamentalmente creata da una mancanza spirituale, il distacco l’abbandono, creano questa voragine interiore..che molto spesso riempivo con altre dipendente..io col tempo ho cominciato a rinunciar a prendermi cura di me..a volermi bene..a pensare cosa era meglio per me..a riempire quel vuoto cosi doloroso e profondo..con un percorso spirituale..evitando attaccamenti controllo..e paure varie..c’è voluto tempo perché i cambiamenti sono lenti..ma i doni arrivano!! Questa è la mia opinione grazie e scusatemi

  • @Maurizio
    Condivido il tuo commento sino ad “io col tempo..” ma sto invecchiando e non comprendo il proseguimento,a volte l’ironia mi sfugge e non la riconosco,puoi essere più chiaro.

    Grazie

    OM Shanti

    Mario

    • Ciao Mario..in poche parole, volevo dire..che.il vuoto interiore che sentivo..a causa della mia dipendenza affettiva..invece di riempirlo con le persone o con altre dipendenze..ho preferito provare un percorso spirituale..il rajayoga e gli insegnamenti nella Brahma Kumaris sono per me il percorso giusto.. om shanti

  • I concetti espressi nell’articolo sono giusti, in linea con gli insegnamenti della Brahma Kumaris, ma si potrebbero esprimere in maniera più diretta, semplice e concisa. Lo stile di scrittura è inutilmente ridondante e verboso.
    Consiglio la lettura ( se tradotto in italiano), del libro di Mike George ” A la luz de la meditaciòn”, tutti gli insegnamenti di BK sono sviluppati in modo semplice, completo e profondo, e soprattutto immediatamente comprensibile.
    Om shanti!
    Annamaria

  • Ho seguito almeno tre conferenze con Marco e devo dire che mi ha colpito il suo modo gentile,rispettoso e autenticamente premuroso di rivolgersi agli altri.
    Consiglio a tutti quindi di non perdere l’occasione di partecipare alle conferenze tenute da Marco, che possono essere piu’ efficaci di uno scritto.
    Un saluto.
    Lorena

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