La condivisione del Bene Comune (gratuitamente)

Tre, quattro anni fa, l’industria farmaceutica ha avviato la commercializzazione di una nuova molecola per combattere e curare l’Epatice C, questa molecola, a differenza di altri farmaci, blocca direttamente il processo di replicazione del virus.

I pazienti affetti da questa malattia potevano quindi curarsi autonomamente, sotto prescrizione, a patto di possedere la cifra di 35.000 €, per un ciclo di cure di tale farmaco. E’ interessante vedere come la procura di Torino aprì un fascicolo per omicidio colposo e omissione di cure in relazione alle problematiche di questo farmaco e ai suoi costi elevati per il sistema sanitario pubblico.

Tutto questo deve semplicemente farci riflettere su che direzione abbiamo preso.

Che cosa significa infatti guarire una malattia (mortale per esempio)? Vuol dire regalare alla persona la possibilità di continuare a vivere. La vita, il bene supremo per il quale siamo qui, per il quale esistiamo. C’è qualcosa di più alto?

Di conseguenza, quando la cura di una determinata malattia diventa commercio, la riuscita della causa di guarigione si assottiglia sempre di più perché l’essere umano non è più motivato dal suo sacro fuoco ma dall’indotto economico che la vendita di un prodotto genera.

Tante cose che non dovrebbero MAI essere commercializzate (e pensate) col tempo lo sono diventate. Vedi per esempio l’industria della mutilazione in India o, questo a noi c’interessa più da vicino, il commercio della spiritualità.

Oggi la parola “spiritualità” ha guadagnato una diffusione incredibile rispetto a qualche decennio fa e sicuramente è un dato apprezzabile. L’altro fattore da prendere però in considerazione è che là dove c’è richiesta sboccia l’offerta, e questa, quando s’ingrandisce su larga scala, finisce per essere effettuata da soggetti che non desiderano realmente la libera condivisione di un Bene comune, o che non sono effettivamente preparati a questo.

Ho un mantra che, se lo pratichi, ti guiderà alla libertà. Illuminerà la tua anima e aprirà la tua mente. Devi pagare 200 € per averlo.

Questo è commercio. Quando faccio un dono a una persona amata, quando aiuto mio figlio o mio padre, non gli mostro poi una parcella o non gli chiedo un costo, giusto? Lo faccio perché è mio figlio, perché è mia moglie… lo faccio per lo spirito dell’aiuto e per una cosa talmente semplice e basilare che passa, o dovrebbe passare, per il canale dell’offerta e del dono. Scevro dalla prestazione economica.

Di conseguenza certi ambiti di guarigione e aiuto, nel momento in cui vengono commercializzati diventano, nella grande maggioranza dei casi, strumento per sviluppare avidità e potere… ossia si corrompono. Quando qualcosa è corrotto presto o tardi marcisce.

Tutta questa riflessione semplicemente per chiederci se c’è qualcosa nella nostra vita per cui siamo disposti a impiegare tempo, energia e soldi senza volere un ritorno economico o di fama indietro. C’è un nome, un’idea o un progetto che desideriamo far nascere e sviluppare semplicemente perché la vita ce lo sta chiedendo? E senza di quello la nostra stessa vita avrebbe poco senso?

Ecco, quel qualcosa (che sicuramente c’è) è un qualcosa di sacro per cui ci si deve battere e impegnare, senza la preoccupazione di un ritorno economico/commerciale. Senza il pensiero che ci devo per forza guadagnare qualcosa.

Guadagnare non è cosa di per sé malvagia, bisogna lavorare. Esistono le professioni e le prestazioni, che dovrebbero esercitarsi all’interno di determinati limiti e condotte. Esistono poi servizi che vengono offerti in senso volontario e spontaneo, ed è proprio questa inclinazione che li rendi attraenti e gli dona quel quid di umanità e bellezza che trasporta questo fare su di un’altra energia e direzione.

Ti “svelo” un piccolo segreto: il guadagno non sta nel ricevere ma nel dare. Questo è un principio spirituale e karmico, molto semplice ma viene facilmente confuso. Il guadagno sta nella mia offerta, se questa è sincera. Quando è qualcos’altro che motiva la mia offerta quella, presto o tardi, entra nel canale del lavoro, dell’attività, del servizio a pagamento e del commercio. Sono semplicemente due sfere diverse, con diverse leggi.

Fare qualcosa senza secondi fini significa non aspettarsi, e non volere, nulla in cambio. Posso impegnarmi per non avere nulla in cambio? Lo si dice spesso oggi, in tanti ambienti… all’atto pratico sono pochi che lo fanno.

Bene, lo spunto di questa riflessione c’è l’ha regalato il farmaco anti-epatite e il suo costo esclusivo, per farci vedere una volta in più come l’animo umano sia facile alla corruzione. La conseguenza che noi ne traiamo è l’attitudine del Dono e della condivisione.

Più si apre la mano, più l’intera sabbia del Sahara passerà per le nostre dite, dice il proverbio.

La forza generatrice all’interno del nostro cuore, il nostro motore difficilmente si doma. Lo posso conoscere, mi posso relazionare a esso ma devo lasciarlo libero.

Trai semplicemente le tue conclusioni, e condividi liberamente ciò che ti arreca vero benessere 🙂

Tutto il meglio per la tua realizzazione
Università Spirituale Brahma Kumaris

A proposito dell'autore

Marco De Biagi
Marco De Biagi

Marco De Biagi vive e lavora a Milano. Coordina le attività della Brahma Kumaris in Lombardia assieme a un team e dirige con successo gli eventi online ed offline della Self Help Academy, un'accademia di auto aiuto.

9 Commenti

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  • Suggerisco di provare qualcosa di alternativo: io dal 2001 uso lo Zapper di Hulda Clark (antibiotico e antivirale a batteria). L’ho regalato anche a mia cognata (figlia di un medico) e anche lei (e la sua numerosa famiglia) hanno detto addio ai farmaci.
    Però le case farmaceutiche lo vedono come il fumo agli occhi perchè, se ce ne fosse uno in ogni casa (costa più o meno come un cellulare) a chi venderebbero più i loro costosi antibiotici? Per questo hanno cercato di screditarlo in tutti i modi. Ce ne sono vari modelli su internet. I migliori sono quelli con frequenze programmabili (esistono dei libri della Clark e di Rife che elencano le frequenze per ciascun patogeno). Anche quelli a frequenza standard (di solito 1000 o 30000) comunque sono efficaci. Hanno guarito in pochi giorni patologie anche gravi come la “Pseudomonas aeruginosa” che di solito è resistente agli antibiotici, nonchè malattie esantematiche come la varicella.

    • Ciao Mercuzio,

      grazie del commento. Questo ci insegna una volta in più a elargire determinate risorse. Il principio del bene comune vuole essere qualcosa di spirituale che faccio accrescere dentro di me e che poi condivido, possibilmente senza barriere. E’ un punto di vista difficile da praticare perché prevede che non ci sia un nemico pubblico, bensì una modalità prettamente umana, presente in forma diversa in ognuno di noi, da trasformare e ripulire.

      Buon proseguimento!

  • E già, grande business il dolore e la malattia altrui…
    Esiste il linguaggio della mente,e quello del cuore , solo con
    questo si può donare.
    Grazie di dare !

    • Si, purtroppo è un business che portiamo avanti dentro di noi su base pressoché quotidiana.

      E’ difficile non covare dispiacere o rancori o dolore appunto. Questa condotta è semplicemente un riflesso di ciò che viene portato avanti, in maniera più o meno diversa, da tutti noi esseri umani.

      Alla prossima condivisione!

  • Buon giorno,
    condivido volentieri l’esperienza vissuta a proposito dell’epatite C (con cirrosi) di mia mamma, che riposi in pace.
    Nel 2002 mia madre, perfettamente cosciente , si curava per questa malattia presso l’ospedale del luogo nel reparto d gastroenterologia. Ad un certo punto il medico decide di sperimentare su di lei la ribavirina insieme ad un altro per il fegato, di cui non ricordo il nome (se non ricordo male era un vaccino>) . da lì sono cominciati i problemi , mia madre era diventata un’ameba e in più aveva gli stessi effetti della chemioterapia.
    Sento per vie traverse, ma non del tutto, un medico di Padova . Il quale mi chiese di inviargli tutta la documentazione clinica. Successivamente ci risentimmo e mi disse ” Faccia smettere subito sua madre di prendere quella roba: è il rimedio migliore per uccidere una persona”
    Da lì inizio un’odissea che non vi sto a raccontare, ma vi posso garantire che il medico non l’ho mai denunciato perchè ero troppo impegnata dietro la salute della mia mamma. Chiesi solo al medico di padova, perchè secondo lui si sarebbe comportato così quel medico . Mi rispose semplicemente, che tra i medici succede, soprattutto in certi luoghi, che non accettano di sbagliare pur danneggiando esseri umani (questa forse è una forma di guadagno).
    Condivido l’articolo grazie Marco

    • Ciao Roberta,

      la riflessione di base di questo articolo era sulla condivisione libera di un Bene più grande. Non so direttamente cosa sia successo, mi fido di quello che scrivi ma non posso prendere una posizione. Quello che però posso dire è che la mente degli uomini, oggi più che mai è danneggiata dalla sua stessa chiusura, dall’avidità e dall’ignoranza. Convivere direttamente con queste dimensioni non è sicuramente facile e può innescare dei processi di rabbia e/o rivolta o dei processi di perdono e crescita. Sono sicuro che tu hai già preso la tua decisione consapevole e ti stai librando un passo sopra alle parti umane. Che causano necessariamente turbolenza, e anche dolore. Un forte abbraccio, Marco

  • Curare corpo, mente e spirito.
    La Bagava Ghita il piu grande trattato di metafica che Dio ha data all’umanita.
    Recitato da attori professionisti con la regia di Isabella Santori
    Il famoso dialogo tra Krishna e Argiuna.
    Da non perdere.

  • Salve a tutti. Ho visto tempo fa su una trasmissione televisiva che questi stessi medicinali possono essere acquistati in India dove la normativa riguardante la proprietà intellettuale per quanto riguarda i medicinali salvavita è diversa dal resto del mondo. Lo stato indiano in questi casi riconosce solo una minima parte di diritto d’autore alle case farmaceutiche e commissiona a laboratori convenzionati di produrre le molecole interessate. Proprio nel caso dei farmaci per l’epatite c la cura completa costa intorno a 500 euro ma bisogna recarsi in territorio indiano farseli prescrivere ed acquistarli nelle loro farmacie.

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