Il Dono della solitudine… e della fiducia

Eccoci al terzo articolo della nostra riflessione dedicata al Natale e ai suoi profondi risvolti. Non poteva mancare un tema simile dato che Natale è uno dei momenti unici per scaldare il cuore e stare insieme.

Di conseguenza cosa significa scegliere la solitudine. Seguimi in questo articolo, provo a fornirti una descrizione precisa! 🙂

A Natale… si è soli!

Proprio ieri camminavo verso una lavanderia a gettoni. Partendo per le feste natalizie ho dovuto fare una paio di mega-bucati e mi serviva che fossero asciutti subito. Quindi recandomi verso le asciugatrici della lavanderia, alla mia sinistra, sotto una saracinesca mezza tirata giù, c’era una donna accovacciata.

Evidentemente era la padrona di quel negozio che non aveva ancora aperto, fra le mani teneva una tazza fumante di una qualche bevanda e nell’altra una sigaretta. Nonostante il suo sguardo fosse concentrato avanti, appariva anche perso. Emanava al tempo stesso mitezza e smarrimento. E questo è il preambolo…

…arrivato in lavanderia mentre stavo sistemando i miei panni nell’asciugatrice entra un’altra ragazza col suo cane e nel tragitto di un paio di metri per arrivare alla sua lavatrice mi chiede scusa almeno 4 volte, e in pochi secondi capisco che purtroppo era fuori di testa.

Infatti continua a scusarsi per non si sapeva bene che cosa e mentre se ne va si gira e mi dice: “Scusami 🙂 … è che vivo in mezzo ai vecchi quindi… anche da giovane però mi sentivo vecchia…”, e se ne va.

Ti preciso che fisicamente non sembrava avere più di 45 anni… anche da giovane pensava di essere vecchia.

Rimanendo da solo nella lavanderia non ho potuto fare a meno di pensare a me e a quanto mi considero vecchio pur avendo 39 anni. Vecchio (non anziano) è colui che ha perso la forza, la speranza. E’ colui che… non crede più di potercela fare. Penso che questo Natale più che mai si divida fra coloro che avvertono che c’è ancora speranza, e coloro che si fanno divorare dalla rabbia.

Vecchio è colui che, per diverse ragioni, non riesce più a incamminarsi verso l’obiettivo prefissato. Questo è terrorizzante.

MA aspetta… ecco il secondo fantasma della solitudine! Ti ricordi Canto di Natale della Disney? In cui Zio Paperone incontra i tre fantasmi del Natale? Ecco 😉 questo è il secondo fantasma che ho incontrato ieri.

Te l’avevo già menzionata prima… la donna accovacciata. Tornando verso casa con la sacca dei panni fumanti e asciutti, ritrovo stavolta alla mia destra la donna di poco prima. Che aveva alzato la saracinesca ma era lo stesso accovacciata con le mani fra le gambe, tenendo una sigaretta accesa e un cellulare stavolta.

Attraverso questo, parlando disse al suo interlocutore: “va bene, farò come se fosse una giornata normale in cui va tutto bene…“, l’energia con la quale ha detto questa frase sconfinava in una rassegnazione profonda come il mare, una solitudine tale che ti veniva d’abbracciarla e regalarle un po’ d’affetto.

Ma mezzo intontito da questo secondo colpo 🙂 ho preferito tornare a casa perché dovevo prepararmi per andare in ufficio… Ma è questo che noi siamo comunque, chi fra noi non s’è annerito dicendo NO alla possibilità della vita, chi si trova ancora in bilico sulla grande occasione è molto, molto mite. Nel senso che è vulnerabile, ha bisogno di forza… è solo o sola.

A questo punto ero pronto per andare al lavoro e incontro il terzo Fantasma della Solitudine!

L’ho sempre incontrato intendiamoci, ma ieri la mia mente era stata stimolata in quel modo quindi ero più ricettivo a simili visioni. Prendendo la Metro a Piazzale Loreto a Milano, incamminandomi verso il binario vedo un signore anziano seduto per terra con la schiena contro il muretto delle scale.

Dai tratti sembrava perfettamente italiano, e forse anche milanese. Sul cartello che portava in petto aveva semplicemente scritto: “Ho bisogno di aiuto”. Se ne stava zitto ovviamente, il suo sguardo era a metà fra il distacco, la rabbia e l’incredulità… per la situazione che stava vivendo. Dentro di me mi sono detto che questa persona sta vivendo la mia stessa situazione. Se io non sono in grado di aiutarla, sono anche io povero come un mendicante.

Perché di cosa ha realmente bisogno quell’uomo? Sul momento magari di una doccia, di un pasto caldo e di un po’ di soldi… di un lavoro magari. Ma saprebbe amministrarli poi nel tempo? Mi spiego meglio:

anni fa a Roma in tram, con i miei amici Carlos e Raffaele ci mettemmo a parlare con un barbone (nel vero senso della parola perché la barba gli arrivava al petto 🙂 ) purtroppo la sua situazione l’aveva portato a non lavarsi da molto e intorno gli si era formato uno spazio senza passeggeri, anomalo per un tram romano. Noi tre siamo andati al di là di quello e abbiamo cominciato per lo meno a fare quattro chiacchiere con quel ragazzo, aveva la nostra età… e ci disse proprio che anni addietro aveva cominciato a perdere FIDUCIA in se stesso. E pian piano si era ritrovato in quella condizione.

Se hai orecchie e occhi per intendere, ecco qua cos’altro mettere sotto l’Albero quest’anno.

Scriviamo una bella lettera a Babbo Natale. In qualunque modo tu lo intenda, facciamo che in queste feste crediamo ancora a Babbo Natale, come quando eravamo bambini. E gli scriviamo perché desideriamo la matrice, l’essenza energetica che poi ci condurrebbe su di una vita migliore.

Al tempo stesso, c’è questo secondo impegno: cosa metto io sotto l’Albero.

Ricordi il mendicante romano? Lui peccava di fiducia. Cosa devo mettere sotto il mio Albero quest’anno?

Ci vediamo nel prossimo articolo! Oggi è il giorno più corto dell’anno, da domani arriva più luce!

Tutto il Meglio per la tua Crescita Interiore
Università Spirituale Brahma Kumaris

A proposito dell'autore

Marco De Biagi
Marco De Biagi

Marco De Biagi vive e lavora a Milano. Coordina le attività della Brahma Kumaris in Lombardia assieme a un team e dirige con successo gli eventi online ed offline della Self Help Academy, un’accademia di auto aiuto.

12 Commenti

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  • Grazie Marco! Non ti conosco personalmente, ma ogni tanto seguo i tuoi articoli. La solitudine non è uno stato, è un sentimento. Lo affermo da sempre io che ho sofferto terribilmente la solitudine per tutta la mia vita, anche da ragazza quando ero piena di amici e di corteggiatori. Ora che sono “anziana” (ma non mi sento vecchia!) sono sempre più sola fisicamente, nel senso che le persone più vicine a me, per i vari motivi che la vita ci porta, sono lontane o anche lontanissime (il mio unico figlio in Australia), ma stranamente non sono più sola, cioè non mi sento più tale. Non cerco la compagnia delle persone purché ci sia il riempimento di un vuoto, la solitudine è diventata una scelta per ascoltare i bisogni dell’anima. Cerco di aiutare le persone intorno a me che hanno bisogno e non mi sento privata di nulla, anzi molto fortunata perché la vita mi ha regalato tante cose bellissime. Cerco di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno e vedo che la vita mi offre sempre tanta ricchezza. Buon Natale!
    Ines

  • Bello, anch’io ho scritto la mia lettera a Babbo Natale. Vorrei che ci fosse meno sofferenza, che le persone sorridessero di più, che si rendessero conto che il cuore non è solo un muscolo ma un grande dono, il vero potere. Vorrei che la frenesia ma soprattutto il nervoso si trasformassero come con una formula magica…ma si sa Babbo Natale ha delle renne che sono stanche e non ce la farebbero a portare questo gran peso!!! Buon Natale Marco

    • Ciao Roberta, grazie. Mi auguro che queste feste siano anche momenti di raccoglimento, vero raccoglimento. Per focalizzarsi e prendere decisioni più sane, quindi più felici per il nostro futuro. Un abbraccio! Marco

    • Ciao Renata,

      un abbraccio innanzitutto, ti auguro un periodo di festività all’insegna del focus, della riflessione e della decisione,

      buon proseguimento! 🙂

      Marco

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