Assumersi la responsabilità

Questa riflessione prende spunto dall’articolo precedente sui rapporti di coppia, questo terminava proprio con l’esigenza di essere contenti all’interno di una relazione o di una situazione.

Non si stava screditando il rapporto di coppia in sé, ma tutto il marciume di rabbia, scontentezza e, in alcuni casi di violenza, che gli si forma intorno. L’articolo finiva proprio con la capacità di assumersi la responsabilità della situazione scelta essendone contento, o quanto meno portarla avanti nel migliore dei modi.

L’assunzione di responsabilità è un concetto chiave nella vita, e, come il suono di una campana, arriva a un certo momento, e rintocca in maniera più o meno forte. Ci sono molti momenti e periodi nella vita in cui dobbiamo assumerci certe responsabilità ma sicuramente diverse sono quelle di quando abbiamo 15’anni, per esempio, da quando ne abbiamo 27 e magari abbiamo messo al mondo dei figli.

Questa storia di responsabilità e contentezza per me inizia a 40’anni. E forse è proprio vero il detto: “Life begins at forty“, la vita inizia a quarant’anni 🙂

diventare realmente contento con ciò che si ha e con quello che si è, rappresenta una base solida e un grande passo. Molto più grande di quello che fecero i primi astronauti quando andarono sulla Luna, se mai ci andarono!

Fino a questo momento in qualità di persona e di essere umano posso dire di aver fatto numerose e grandi scelte nella mia vita, cambiandone radicalmente lo stile in seno a dei miglioramenti che volevo implementare, cambiando drasticamente luoghi in cui vivere proprio in virtù del portare avanti una decisione presa. Cambiando profondamente il mio modo di pensare sulla vita in generale, nei riguardi di me stesso e sulle persone.

La decisione che sto prendendo ora, riguarda non solo la responsabilità ma la capacità di essere contento con quello che sto facendo. La capacità di rinnovare questo impegno quotidianamente. Mi tornano alla mente le parole del mio insegnate di teatro una quindicina di anni fa: “Nei posti bisogna saperci stare!”.

Vedo chiaramente intorno a me, che il luogo che mi ospita è una specie di scenografia teatrale, questo perché all’interno di essa ci sono io che posso decidere, pressoché in qualsiasi momento, come voglio sentirmi all’interno di questo contesto. E la scelta è proprio questa.

Il luogo, la casa intorno a me non sono reali perché non esistono o cose di questo genere… ma semplicemente perché non sono essi a darmi la felicità. Se fosse così sarebbe facile, e il tranello scottante in tutto ciò è che io vado a portare ciò che sono in qualsiasi luogo e situazione mi dirigo. Quindi porterò con me le mie insoddisfazioni ovunque e con chiunque. Questo per riallacciarsi al discorso dei rapporti di coppia. Ciò che ho al mio interno a un dato momento viene condiviso e sperimentato. Nessuno può essere “salvato” da ciò, è una legge karmica e un principio. La felicità e la contentezza sono fatte di scelte, dato che sono due virtù, due qualità ed energie che giacciono nella mia anima e che, quindi, devo generare dall’interno.

Assieme a questo tipo di scelta c’è n’è un’altra che va di pari passo e che capisco meglio adesso, non può essere infatti scissa dalla prima: migliorare il luogo in cui si è, renderlo bello, gradevole e funzionale alla propria persona.

Sono sempre stato un tipo ordinato, ho sempre amato la pulizia e via dicendo. Ma vedo adesso che non si tratta più solo di ordine, si parla qui della costruzione del proprio progetto e della contentezza. E questi cominciano qui, a casa. C’è un detto in India che viene spesso fuori nelle nostre sessioni di studio: “Charity begins at home“, la carità comincia a casa.

Quindi l’assumersi la responsabilità significa 1.stare bene a casa propria, 2.tenerla pulita e serena. Sembra un po’ Zen ma sono due basi forti per qualsiasi altra cosa, e soprattutto si può leggere fra le righe 🙂

Ora, si parlava dell’arma a doppio taglio dell’assumersi la responsabilità. Tale arma si chiama ostinazione e testardaggine. Mi vengono in mente situazioni di alcuni miei amici che stanno vivendo delle condizioni (al lavoro e in famiglia) che non funzionano da anni e anni, e che, grazie a questo malfunzionamento e all’impossibilità di risolverlo, sono sprofondati in patimenti, dolori e insoddisfazioni assai strazianti, in alcuni casi in grosse violenze.

In questo caso “il medico pietoso fa la piaga puzzolente” è un proverbio che sicuramente vale una riflessione. Questo è sicuramente un discorso delicato ma danneggiare la mia felicità per una vita, vale veramente il continuare in quella situazione? Per cosa lo sto facendo? Se sono decenni che sono infelice e la situazione non cambia e io non ho più la forza, forse è arrivato il momento di darci un taglio e assumersi la responsabilità di questo.

Le cose sono due: impegnarsi al massimo restando o tagliare andando. Tagliare non per isolarsi e odiare. Per ricostruirsi e riuscire meglio nel proprio percorso e nella propria via di amare. Fornirsi la possibilità di non collassare completamente a terra tanto da non rialzarsi e cominciare a maledire. Quello è assai peggio di un taglio netto. Ed è quello che succede nella norma, si resta nella situazione sofferta senza la capacità o la volontà di migliorarla e di conseguenza si inizia a maledirla, includendo le persone che ne fanno parte.

Di fronte alla vita, in cui posso morire in qualsiasi momento, c’è chi dice che non ci siano scelte grandi o piccole, ci sono solo scelte. Scelte che prendo di fronte al mio destino inevitabile. Settimane fa una persona qui in paese si è svegliata di notte che non riusciva a respirare, e in pochi secondi è morta. Aveva una cinquantina d’anni. Sarà morta contenta? Nel senso, aveva realizzato fino a quel momento ciò che desiderava, oppure? Quanto tempo abbiamo realmente a disposizione per essere contenti? Per quanto tempo desidero ancora vivere in maniera infelice, e quanto tempo mi resta a disposizione?

Bene… l’articolo sta diventando troppo lungo 🙂 e c’è una terza parte che concluderebbe tale riflessione. Quindi ti lascio con tutti questi spunti assai delicati! Se vuoi lasciare la tua riflessione qui sotto è più che ben accetta.

Tutto il meglio per la tua crescita interiore
Università Spirituale Brahma Kumaris

A proposito dell'autore

Marco De Biagi
Marco De Biagi

Marco De Biagi vive e lavora a Milano. Coordina le attività della Brahma Kumaris in Lombardia assieme a un team e dirige con successo gli eventi online ed offline della Self Help Academy, un'accademia di auto aiuto.

23 Commenti

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  • Grazie Marco,
    Per le tue riflessioni profonde e delicate. Condivido i tuoi pensieri e credo che la vera battaglia la combattiamo adesso che siamo in vita sottoforma di un enorme e continua prova da superare. Ci vuole coraggio per “combattere”e mi accorgo guardandomi intorno che c’è tanta rabbia (cioè paura) e poco coraggio, ma credo anche che ognuno ha i suoi tempi e proprie modalità,gli eventi spesso ci “aiutano” a capire che c’è qualcosa da cambiare,scelte importanti da prendere,ma la paura frena ogni istinto.
    Vi ringrazio per gli articoli sempre molto belli che inviate,e per tutto il lavoro che fate.
    Un caro saluto

    • Ciao Lucia,

      grazie a te per il commento e per condividere tutto ciò. Si, sicuramente ognuno ha i propri tempi e la propria situazione in cui crescere. L’augurio è che questo succeda nel modo più liscio e bello,

      alla prossima!
      Marco

  • Mi fa pensare che nessuno può salvare qualcuno, possiamo avere attenzione, cura , amore verso coloro a cui vogliamo bene ma poi la responsabilità della propria felicità è personale. Mi chiedo : se non si ha la forza di affrontare le proprie responsabilità? Alcune scelte richiedono tanto coraggio, allora si preferisce aspettare, in attesa che le situazioni si aggiustino, altre volte si avverte un certo malessere ma non si sa nemmeno da dove cominciare … Un saluto di pace Nadia

    • Ciao Nadia,

      si, penso che quando non si ha la forza di assumersi le responsabilità, e si sa questo dentro di sé, allora bisogna farsi aiutare coscientemente da qualcuno.

      Farsi aiutare per risolvere, come sai non per delegare una responsabilità, il che non funzionerebbe lo stesso. Ma avere un esempio e un punto di riferimento penso che in questi casi sia fondamentale.

      Poi io devo avere comunque l’obiettivo personale di risolvere,
      un abbraccio!
      Marco

  • Forse sono sempre scappata, ma preferivo, ho scelto l’amore dei genitori, senza voler conoscere altra forma. Pretendendo così, in qualsiasi rapporto di essere la prima, quella che sceglieva, ma il rapporto è fatto di due persone. Il fatto di incontrare persone “più deboli” coincide con una volontà in tal senso. Si come dire “non voglio conoscere,mi serve un’altra persona e basta, lavoro con altro, basta così” Il risultato? non ho mai costruito nulla per me, mi trovo con niente in mano. Se è vera, e credo che lo sia, la frase “la vita comincia a 40 anni” , sto affrontando il lavoro più difficile della mia vita, una relazione ostica ma divertente, una salute che mi fa capire che voglio esistere. Ho rotto la cupola fino a 40 anni. ma ci volevano due lutti importanti per farmi capire che “io sono” . Inutile piangere sulla mancanza, ringraziare tanto invece l’esistenza quella che è stata e quella che sarà! . Comunque sia sono, siamo fortunati.
    Un abbraccio circolare

    • Ciao Roby, grazie.

      Si, è un momento difficile ma credo anche che sia fondamentale, e che ti aiuti a mettere tutto in ordine per il futuro. Se non tutto una buona parte.

      Un abbraccio anche a te e grazie della condivisione,

      Marco

  • Questo della casa pulita e ordinata mi ha fatto pensare…é vero :la casa devéssere pulita e ordinata se uno vuole goderla. Peró per pulirla e ordinarla occorre tempo. Forse la questione é decidere che cose vogliamo fare e che cose possiamo fare. A volte si crea una certa incertezza nel non sapere cosa scegliere…é corta la vita, Marco…io vorrei ancora un’altra…Mi hai fatto pensare.Grazie.

    • Ciao Maria Matilde!

      E’ vero… l’incertezza fa parte del processo di acquisizione della responsabilità. Ma se ci sono periodi di incertezza, i quali ci sono, allora forse bisogna prendersi delle pause o ritirarsi in luoghi in cui vedere bene cosa si vuole e cosa no. Ritirarsi anche nelle proprie mura domestiche, l’importante è pausare certe attività e mettersi in una posizione in cui posso vedere cosa voglio e cosa no.

      La tua vita è ora, è adesso. E’ questa la vita che hai. Potresti vivere altri 10 anni giusto? O forse 20, chi lo sa? E se utilizzati correttamente sono tanti. E poi comunque ci si reincarna.

      Un abbraccio! E grazie di questo bel commento,
      Marco

  • Ciao Marco molto bello l’articolo. Ogni tanto bisognerebbe cambiare rotta,
    spesso volentieri i legami ti portano a rimanere nella sofferenza per intingere l’amore che esce da dentro.

  • Bell’articolo. Penso che in ultima analisi, finchè sussiste l’identificazione con la mente, ogni situazione di vita, prima o poi, sarà percepita con qualcosa che non va. E’ ma mente stessa a proiettare la percezione errata all’esterno. In assenza di identificazione tutto viene percepito diversamente e ci si sente liberi dal divenire.

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