Perdonati, e realizza i tuoi sogni!

Quando parlo di perdonare mi devo chiedere se ho la capacità di leggere attraverso un evento e saper discernere la sua causa effettiva. Se riesco a fare questo sono in grado di elargire una possibilità, infatti quando sto perdonando sto regalando all’altro o a me stesso la possibilità di aver sbagliato e di essere imperfetto,

non solo: sto regalando la possibilità di ripagare.

Perdonare diventa quindi un modo diverso di porsi in relazione. Gli sbagli che ci portiamo dentro fanno rimordere il nostro animo perché non vogliamo, o non sappiamo come darci una seconda possibilità. O pensiamo anche che non sia giusto farlo.

Spesso non desidero accettare che ho sbagliato, perché l’errore è qualcosa che non va bene. E sicuramente non lo è, ma devo comunque sia fare i conti con un perfezionismo astratto che mi porta lontano dalla realtà quotidiana.

Sbagliare crea dispiacere, chi non vorrebbe che le cose andassero sempre per il meglio? Ma nel mondo attuale devo piano piano capire che il fallimento e lo sbaglio sono parte integrante della vittoria.

Perdonati … e guarisci!

Perdonarsi un errore è difficile perché implica l’assumersi una responsabilità nei confronti di quello, nel senso che da quel momento in avanti devo individuare la causa effettiva e guarirla lentamente, fino portarla a un livello base di stabilità e armonia.

Questo gesto richiede un impegno quotidiano prioritario rispetto alla quasi totalità delle cose che ho davanti, questo perché faccio una varia gamma di errori nel tempo, più o meno gravi, e mettersi al lavoro per correggerli significa guadagnare una moneta le cui due facce sono responsabilità e libertà.

La libertà, che può essere chiamata realmente tale, ha in sé il costo dell’analisi, del miglioramento e dell’essere svegli! Lo stile di vita attuale non permette che si sia svegli né allerta, abbiamo semplicemente la tendenza a fare quello che vogliamo e non quello che dovrebbe essere fatto.

Abbiamo la tendenza a giustificare le nostre scelte edonistiche ed egoistiche con un senso di libertà che in realtà è semplicemente importanza personale e arroganza.

Adottando un simile punto di vista sono necessariamente legato alla ricerca di un piacere di breve durata che, una volta terminato mi lascia con un rimorso di fondo. Non è qualcosa di costruttivo perché è veloce e ha pochissima sostanza. Soprattutto: non è qualcosa di veramente essenziale al mio vivere quotidiano.

Perdonati … e diventa giusto?!?

Essere contenti è sempre e solo essere in linea con determinati principi che ho visto essere i miei. Ciò mi porta a sentire che sto facendo la cosa giusta, che sto frequentando le persone giuste per me e che sono nel posto giusto.

Giustizia, in questo senso, è compartecipare di un’armonia che mi permette di aprire un’occhio equanime sul giusto e sullo sbagliato, un’armonia che diventa umiltà e ampiezza. Ecco perché tutto ciò richiede un grande sforzo, devo andare sopra le parti, sopra quello che sta succedendo.

Ed ecco perché la visuale di perdono appartiene solo a coloro che si spingono al di là del mondo dell’azione, delle infinite cause e degli effetti. Solo a quei ricercatori che accedono alla dimensione dell’eternità e permangono in quello stadio il più possibile. O MEGLIO: lo integrano giorno per giorno al vivere quotidiano.

E’ qui che l’uomo diventa come il divino, è qui che l’unione con Dio (o come altro lo vuoi chiamare) diventa effettiva e pratica.

Comunque sia, quando amplio la mia visuale in questo senso capisco che tutto quello che sta avvenendo oggi ha una causa in azioni e pensieri “molto piccoli” ma che, nel tempo, sono diventati grandi e hanno causato danni enormi. Qui fa molto comodo ricorrere all’esempio della piccola palla di neve che rotolando s’ingigantisce.

Ecco perché perdonare vorrebbe dire lasciar andare e tornare a vivere in pace ma questo per molte persone oggi non è possibile perché sono accecate, non hanno in mano il filo di Arianna e non sanno più come uscire da questo labirinto.

In più siamo molto stanchi dentro e laddove c’è stanchezza una semplice azione da compiere diventa grande come una montagna. Ecco perché pochi gesti come quello dell’introspezione, oggi possono salvarmi. Perché per potermi liberare, almeno all’inizio devo convivere con determinate storture personali e collettive per poterle poi reindirizzare.

La trappola di questa strategia sta nell’accomodarsi e pensare che questa convivenza possa durare anni e più, giustificandola con una serie di “ma si dai… poverino… ma si va bene così…” …

quest’atteggiamento è velenoso, perché fa si che la mia fiducia nel perdonare venga meno. Viene prima di tutto meno una certa determinazione per cui un desiderio subdolo mi tiene imprigionato alla mia vecchia visione. Abbiamo sviluppato un’assuefazione per cui abbiamo bisogno di essere in catene. Perché? Torniamo all’inizio di questo articolo:

La libertà costa responsabilità. Costa il mettersi a camminare e anche svelti, perché quanto tempo ho realmente? Costa energia credere nel desiderio di liberazione e iniziare a farlo ardere. Ci vuole forza per realizzare il proprio sogno. Ma c’è un’altra sensazione al mondo più bella di quella che provo quando i miei sogni iniziano a concretizzarsi?

Se c’è qualcuno che fa sport agonistico qui sa bene di cosa sto parlando: tutto ciò è come un allenamento quotidiano, e i campioni sono consapevoli che nell’allenamento è richiesta Rinuncia. Non riesco infatti, fisicamente e mentalmente, a raggiungere un certo obiettivo se non trasformo e lascio andare determinate cose che m’impediscono di raggiungerlo.

Devo essere onesto e individuare quegli attaccamenti, quei desideri che mi tengono ancorato e lì andare ad applicare l’intento risolutivo. Ciò è la prima scuola e il primo allenamento che l’anima necessita oggi più che mai. Occorre mettersi al lavoro, occorre combattere.

Il passato è passato, fortunatamente! Lascialo andare. Impariamo da esso si, ma c’è un mondo che ci sta aspettando!

Tutto il Meglio per la Tua Realizzazione
Università Spirituale Brahma Kumaris

A proposito dell'autore

Marco De Biagi
Marco De Biagi

Marco De Biagi vive e lavora a Milano. Coordina le attività della Brahma Kumaris in Lombardia assieme a un team e dirige con successo gli eventi online ed offline della Self Help Academy, un’accademia di auto aiuto.

7 Commenti

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  • Articolo molto interessante , e’ da un po’ che sto ragionando sul ‘come’ perdonarmi , in pratica … e riprendere a VIVERE . Grazie e buona giornata .

  • Ciao Marco,
    Grazie di questo articolo, mi é piaciuto “devo individuare la causa effettiva e guarirla lentamente fino a portarla ad un livello di stabilità e armonia” … La causa l’ho trovata ! Ora devo guarirla, spero non tanto lentamente ahahah 😊
    Buona domenica e grazie ancora per la tua positiva energia!
    Un caro saluto, María Inés

  • Grazie…molte cose non riesco a perdonarmi, solo ultimamente ho cominciato a chiedermi perché ho fatto quell’errore. E le riflessioni /comprensioni arrivano 😊

  • ciao Marco, articolo molto forte, grazie!
    Ho lavorato tanto a livello introspettivo anche grazie a BK e altri canali, psicoterapia, corsi di consapevolezza per liberarmi.
    Ma quando vedi che nonostante hai deciso di affrontare, guardare il dolore, viverlo, osservarlo, accettarlo, perdonare e amare… sentire che in quanto anima non sei realmente separato da nessuno e ancora non riesci a liberarti da qualcosa allora lo sconforto mi avvolge e inizio a sentirmi disorientata, perchè sai che hai fatto tanto, molto per andare oltre e l’onda bassa ti ha ributtato di nuovo sotto…e sempre per lo stesso motivo.
    Sto pensando che forse questo perdono che non sono riuscita a ricevere e che mi dilania l’anima sia il modo che la mia anima ha di riequilibrarsi in questa vita… lo accetto e non voglio sottrarmi al mio destino ma vivere con questo pensiero mi toglie energia….
    grazie per le tue parole… le mediterò in profondità
    pace, amore e luce!

    Rita

  • Namastè.

    Il perdono rivolto agli altri è implicito ed automatico quando si comprende che i più agiscono inconsapevolmente spinti da energie interiori che non controllano,che emergono dal inconscio richiamate dalle situazioni ambientali.

    Agiscono d’istinto la più elevata forma di coscienza animale e la più bassa umana.

    Io non sono il suo giudice,ancor più se loro vittima.

    Il perdono rivolto a noi stessi implica il risarcimento del danno causato dal nostro comportamento altrimenti è un”chi se ne frega”.

    Solo la consapevolezza di ciò che siamo ci mantiene sulla giusta rotta verso la liberazione che ogni essere anela.

    Introspezione,pratiche yogiche,giuste letture giuste compagnie sono il carburante che ci riporta a casa.

    Il desiderio che origina tutti i desideri è quello di riunirsi al Uno.

    Ciò che non riusciamo a perdonarci è di esserci staccati dal Uno desiderando un corpo anche non il nostro entrando così nell’illusione.

    Quando comprendiamo ciò ed iniziamo il percorso di ritorno è già un bel successo.

    Dal mio punto di vista riuscirò a perdonarmi quando avrò fatto ritorno a casa.

    OM Shanti

    Mario

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