Reincarnazione, conoscere chi sei veramente

vite precedenti reincarnazioneQuando ero bambina non riuscivo mai a finire il cibo nel piatto e le suore dell’asilo mi parlavano di bambini che in Africa morivano di fame, allora mi chiedevo perché io ero nata in una famiglia senza problematiche di sopravvivenza quotidiana, mentre altri bambini morivano di fame dopo pochi mesi o anni dalla nascita?

Provavo un forte senso di ingiustizia in questo mondo, poi a circa 15 anni ho letto dell’esistenza del concetto della reincarnazione: cioè l’incarnazione di un’anima o dello spirito di un individuo in un altro corpo fisico dopo la morte terrena;

l’esistenza di più di una vita (vite precedenti) mi dava la possibilità di incominciare a comprendere le diverse sorti degli esseri umani.

Nel Corso di Meditazione offerto da questo sito, l’argomento viene comunque sia affrontato in maniera approfondita.

…ma principalmente esistono due opposte ideologie sull’esistenza umana, una in cui anima e corpo sono strettamente connessi e dove non solo l’anima ma anche il corpo è sacro, che, seppur ridotto in polvere, servirà per la resurrezione;

e una seconda tesi, dove l’anima è quella parte dell’essere umano che è spirituale, eterna, immortale mentre il corpo composto di materia è solo un eccellente strumento o veicolo per permettere all’anima di fare esperienze nella realtà terrena.

Da qualche decennio il concetto di reincarnazione, a seguito del movimento New Age e della filosofia Antroposofica di Rudolf Steiner si è diffuso in occidente e contemporaneamente sono state tante le persone, soprattutto bambini che dicono di ricordare vite precedenti;

il Dott. Ian Steveson dell’Università della Virginia è il più famoso ricercatore al mondo in questo settore, con l’esame attento di oltre 1040 casi di ricordi di vite precedenti.

Se assumiamo per vera la tesi della possibilità dell’anima di recitare più di un ruolo su questo grande palcoscenico terreno, allora che cos’è un’anima? Dove alloggia nel corpo? Come funziona?

L’università Spirituale Brahma Kumaris fornisce in modo semplice e chiaro la risposta a queste domande. Il primo passo è rendersi conto di essere un’anima e non di avere un’anima.

Esistono due livelli di esistenza, uno fisico, materiale e uno non fisico. Quando ci guardiamo allo specchio vediamo l’aspetto fisico ma al di là di questo esisto IO, una energia che vive con la capacità di creare pensieri, di discernere il giusto dallo sbagliato e con una personalità che è unica, diversa da quella di chiunque altro. Esiste una grandissima differenza tra l’io e la materia.

Il mio corpo, da solo, distinto dall’IO non è grado di decidere, di sentire, di emozionarsi….. un esempio per comprendere questa differenza è quello del taglio del dito.

Se io mi taglio un dito, né il coltello, né il dito saranno turbati da quell’evento, sono io l’anima che soffro per il taglio.

Io l’anima, sono una energia vivente che faccio esperienze su questa realtà terrena attraverso un corpo fatto di materia: le mie esperienze non si limitano alla materia ma superano i limiti fisici di tempo e spazio.

Il mio corpo non può tornare all’infanzia ma io energia vivente si, e analizzando non solo gli studi del dott. Stevenson ma tutti quelli di ipnosi regressiva, alcune persone possono ricordare anche vite appartenute ad altri corpi e ad altri contesti sociali.

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Università Spirituale Brahma Kumaris

 

A proposito dell'autore

Silvia Bargellini
Silvia Bargellini

Silvia Bargellini vive e lavora a Bologna. Laureata in Psicologia tiene seminari e corsi in tutta Italia supportando le attività della Brahma Kuamaris. Dirige il portale di risorse di crescita personale e spirituale Raja Yoga Newsletter.

8 Commenti

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  • in soldoni il concetto di ingiustizia sarebbe miopia.
    esiste una giustizia sostanziale , così come descritto dal codice di Hammurabi a Babilonia ed ogni forza vuole proprio riequilibrio.
    ossia , e parlo per me , studità = ingiustizia presunta, ma a ben vedere , sarebbe versare acqua in un altro recipiente della vita allo scopo di riequilibrare.
    la pazienza è la vitrù dei forti.
    complimenti per l’articolo

  • E’ un argomento molto affascinante.
    Andrebbe comunque a capovolgere tutta la dottrina cattolica.

    A volte mi capita di andare in un posto per me nuovo e avere la sensazione a pelle di conoscerlo bene.

    Complimenti per l’articolo.

  • Ciao, io non ho letto le stesse cose di coloro che mia hanno preceduto, credo profondamente e mi dispiaccio quando nella mia vita non trovo il tempo di sentirmi dentro Dio, ma quando affido a lui la mia vita lui mi ripaga col centuplo, sempre e cio’ lo capisci se ti abitui a non ascoltare i pensieri devianti a lasciarli andare. Prima di questa fase si ripetevano moltissimi dejavu, ora non piu’, non so ma mi sembrano legate le cose. Il corpo secondo me e’ al servizio dell’anima se ti muove lei lui non ha piu’ il potere d’ingannarci, mi viene da condividere questo

  • @ gio:
    Grazie della condivisione che mi dà l’opportunità di chiarire un aspetto
    importante. Deja vu, sincronismi, coincidenze, sono situazioni che ci
    portano su un cammino di consapevolezza e poi con il tempo quando hanno
    assolto al loro compito diminuiscono o spariscono del tutto.
    Il primo passo in un cammino spirituale è sicuramente comprendere chi sono e
    quando comprendo di essere un’anima e non un corpo per esempio molto
    attraente o anche brutto o quando mi rendo conto di non essere una
    personalità importante con un grande conto in banca, cioè quando sono in uno
    stato di coscienza d’anima posso sperimentare chi è l’Anima Suprema o Dio.
    Il corpo, la personalità, il ruolo che giochiamo sono solo “costumi” del
    grande palcoscenico della vita. Fuori dal “palcoscenico” con una coscienza
    d’anima posso per esempio attraverso la meditazione Raja Yoga incontrare
    l’Anima Suprema che a differenza di me non si incarna in un corpo e non fa
    esperienze terrene e come dici tu, posso anche decidere di affidare a Lui la
    mia vita.
    Un caro saluto, Silvia

  • @ Francesco Di Giovanni:
    Gentile Francesco, se non comprendo pienamente ciò che mi accade e cosa lo
    regola e quindi la legge del karma, sono affetta da una vera e propria
    cecità. Sono d’accordo con te che la cosa fondamentale è riequilibrare e la
    pazienza è una bella compagna di viaggio.
    Un caro saluto Silvia

  • Argomento che mi emoziona sempre..ma da Counselor e fisioterapista non mi trova d’ accordo: mi piacerebbe confrontarmi. Se mi taglio un dito, é il mio sistema nervoso sensitivo che ne risente, non l’ anima. Il mio sistema di difesa che deve intervenire altrimenti rischierebbe un infezione.Quindi é il mio corpo, non l’ anima, che magari puó essere rapita da un bel quadro ( ma anche e qui c’ é il mio cervello e il sistema sensoriale e l ‘educazione ricevuta) e magari non mi accorgo neppure del taglio, se piccolo.
    E se il mio cervello parzialmente muore, come in molti ictus, io saró molto diverso fino ad arrivare ad essere un vegetale: anima o cervello ? l’ anima come si differenzia dal cervello che muore, ed ha dentro tutte le nostre esperienze e la nostra identità? Mio nipote di due anni non vede ancora tanta parte della realtà perché il cervello sta imparando e creando connessioni, e puoi ben vedere che non sa che esiste, anche sé é bellissimo scoprire e riscoprire assieme .
    GRAZIE ; un pó ci conto che venga pubblicata e di creare un buon dibattito

    • Ciao 🙂

      dipende per quale motivazione ti tagli un dito, se è un semplice incidente oppure c’è una premeditazione.
      Se stai facendo una cosa con la dovuta attenzione e ti capita di tagliarti, amen, sia a livello fisico che mentale
      c’è poca sofferenza.

      Se ti tagli un dito perché stai facendo una cosa che sai che non avresti dovuto fare
      là è un altro paio di maniche e al dolore fisico si aggiunge una “sofferenza” psichica, o spirituale.

      Il quadro, come dici tu, dipende per quale aspetto ti sta rapendo, cosa ti ricorda?
      Che memorie schiude dal tuo sub-conscio?

      In pratica il corpo è un veicolo che ti serve per sperimentare determinati stadi,
      ma c’è un’intelligenza (o anima) dentro questo veicolo, che guida.

      Quando parli del cervello che funziona parzialmente è appunto, un mezzo, che non funziona più bene,
      quindi l’anima, che non è corporea, non ha più un veicolo funzionante a dovere per ottenere
      una corretta esperienza fisica, mi spiego?

      Il corpo fisico, di cui il cervello fa parte, è uno strumento complesso per sperimentare la realtà fisica-materiale,
      chi ne fa esperienza, chi “registra” i dati aumentando la consapevolezza, è appunto l’anima,
      che si serve del corpo per sentire, per vedere, per udire….

      Esatto, quando gli organi sono troppo piccoli, e privi di esperienza ancora incisa,
      non possono permettere una certa ampiezza intellettiva che arriva a suo tempo,
      passami il termine: dopo un certo periodo di utilizzo, dopo un tot. di esperienza.

      Corpo e anima sono strettamente inter-connessi ma sono due entità ben distinte.

      Hai un sito web? Magari organizziamo una bella tavola rotonda virtuale 😉

      Marco

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