Sublimare la Sessualità II – Fare sesso, fare l’amore o essere amore?

Quando riduciamo ogni cosa al livello fisico, sviluppiamo la tendenza a vedere tutto a quel livello inclusa la bellezza, il divertimento, la felicità, la gioia, ecc.. Ciò avviene quando la consapevolezza di noi stessi come fonte di amore è temporaneamente persa.

Quando crediamo di essere solamente esseri fisici, vale a dire esseri sensuali, allora siamo costantemente alla ricerca di ‘sensazioni’ e questo significa prendere qualcosa ‘ dentro e attraverso’ i nostri sensi. Gli stimoli sensoriali vengono poi confusi con l’amore. È questo che spinge a una ricerca costante, e per alcuni versi convulsa, dell’amore, della sola cosa che non si possa mai trovare ‘là fuori’.

Ecco perché non esiste quella tal cosa chiamata ‘fare l’amore’. Per ironia, è l’unica cosa che non possa mai essere fatta. L’amore è già fatto. È quello che crea tutto il resto.

Per quanto ‘fare l’amore’ appartenga al linguaggio figurato, si è a tal punto conficcato nella nostra lingua da essere spesso spesso considerato un verismo letterario. Il più delle volte si riferisce a ‘fare sesso’. Fare sesso non è fare l’amore, è fare sesso.

da I 7 Miti sull’Amore, di Mike George.

Sublimare la Sessualità: una metamorfosi di libertà!

Nello scorso articolo abbiamo esplorato il concetto di sublimazione paragonandolo alla sessualità. È stato fatto l’esempio della quint’essenza di un elemento naturale e materiale, come i fiori di lavanda. Continuando la metafora essi vengono sublimati in una sostanza volatile, come una metamorfosi alchemica, che non possiede più le caratteristiche materiale del fiore. I due infatti, il fiore e la sua essenza volatile non sarebbero riconoscibili. Eppure sono la stessa cosa!

Un po’ come il bruco e la farfalla, chi mai direbbe, se non lo sapesse prima, che sono lo stesso essere?!

Seguendo queste metafore, posso immaginare ora dove mi porterebbe il sublimare veramente la mia pratica attuale di sessualità e di rapporto amoroso? Potrei pormi la domanda da un altra angolazione: voglio vivere la mia vita solo da bruco o desidero anche tramutarmi in una farfalla?

È sempre lo stesso essere, ma per una parte della sua vita è attaccato alla terra, cammina solamente con le sue tante zampette, mangia in continuazione… per un’altra parte della sua vita, a seguito di una metamorfosi, si libra nel cielo, volando leggero su ali meravigliose.Uscendo dall’esempio, la metamorfosi spirituale mi chiama ad avvicinarmi di più a ciò che veramente sono. A sua volta, questo mi porta a capire come l’amore possa essere sperimentato, ed espresso, tramite differenti modalità. Devo scegliere quella che sento più in sintonia con me in questo momento.

Prima ancora di compiere questa scelta però, sono chiamato a inquadrare bene chi sono io, se non voglio pentirmi. Perché più capisco chi sono realmente, più posso esprimere e vivere amore vero. Ora, tu chi sei, sei l’anima o sei il corpo? In molti si pensa di essere entrambe le cose: siamo il corpo e l’anima insieme, siamo la carne e lo spirito, siamo il buio e la luce, siamo cielo e siamo terra… ma non è un’analisi corretta fino in fondo.

Chi sono io veramente?

L’anima è quell’essere consapevole, e fondamentale, che regola e determina i processi della mia vita. In pratica è l’anima che fa si che ci sia la vita a livello fisico. In quanto anima tiene in vita, appunto, un corpo. Ti sarà sicuramente capitato di vedere un cadavere. Se non di una persona di un animale. Un cadavere viene anche chiamato un corpo inanimato. Questo vuole semplicemente dire che non ha più un anima. La sua energia vitale lo ha abbandonato, per compiere il prossimo viaggio.

L’anima è andata per altri lidi ed esperienze. Il corpo è una carcassa che sta per andare in putrefazione. Quindi, chi siamo noi? Siamo l’anima che si sta dirigendo verso il suo prossimo viaggio, o siamo il corpo inanimato che sta andando in putrefazione?! Senza l’anima non potrebbe esserci vita, così come noi la conosciamo e la sperimentiamo a livello fisico.

Quando penso a me stesso quindi, penso a quell’essere che non dipende da nessun’altro fattore per poter essere! È semplicemente. E, in quanto tale, dimora nell’eternità. Al di là di qualsiasi tipo di supporto relativo, fisico o sottile, esso è. L’anima quindi è sinonimo di assoluto e immaterialità. Qualcosa di spirituale infatti, è immateriale. Iniziandomi a conoscere per ciò che sono, mi avventuro nel campo al di fuori del tempo, in una dimensione che è per sempre.

Io sono questo essere. Sono puramente energia consapevole. Il mio corpo fisico è un semplice abito che non ha vita propria, scelgo semplicemente di indossarlo per sperimentare la vita terrena, e a seconda di dove nasco avrò fattezze fisiche e mentalità differenti.

Pensaci, supponiamo che sei nato in Italia da genitori italiani. Se fossi nato in Senegal invece, che pelle avresti, il tuo corpo come sarebbe fatto, che lingua parleresti? … e se fossi nato in Cina? O del sesso differente rispetto a quello che hai ora? In termini di essere saresti sempre te stesso, ma staresti indossando abiti corporei differenti.

Ecco perché la verità delle cose è nell’anima, nel fondamento. Il corpo può aiutarmi attraverso certi percorsi ma conserva dei limiti fisico-biologici ben precisi. E, se desidero portarmi verso una vera esperienza spirituale al di là del sociale, della cultura e del genere, sono chiamato a infrangere tali limiti. Questa semplice informazione fa così fatica a entrare nelle nostre teste.Per concludere questa seconda tappa, la così detta coscienza d’anima è il primo vero passo per attuare un processo di sublimazione in me stesso.

In chimica, quando sublimo un composto, vuol dire che lo faccio passare direttamente da uno stadio solido ad aeriforme. In questo passaggio, tutte le sostanze di tale composto vengono purificate.

Se adesso sono abituato a esprimere amore e altri sentimenti attraverso l’esperienza sessuale, la sublimazione può portarmi a esprimere e godere degli stessi sentimenti a un altro livello. Un livello che pochi in realtà sperimentano. E’ un amore molto puro, molto intenso. Esplorare tale livello rappresenta la possibilità, la novità e la scelta personale di ognuno di noi.

Vedremo questo nel prossimo articolo!

A proposito dell'autore

Marco De Biagi
Marco De Biagi

Marco De Biagi vive e lavora a Milano. Coordina le attività della Brahma Kumaris in Lombardia assieme a un team e dirige con successo gli eventi online ed offline della Self Help Academy, un’accademia di auto aiuto.

7 Commenti

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  • Tutto ciò che devo sapere mi viene rivelato. Questo è quanto ripeto a me stessa spesso e il vostro articolo è per me una rivelazione… Mi aiuta a comprendere ciò che facevo fatica ad accettare. Continuo a pensare però che anche vivere la sessualità (ad un livello superiore) sia per noi un grande privilegio dal momento che siamo qui per sperimentare…
    Mille grazie!!!

  • Posso essere d’accordo su tutto ciò che hai detto ma…:sia io che moltissime persone che ho avuto modo di conoscere “profondamente” abbiamo vissuto male molte relazioni affettive (anche all’interno della famiglia, anche con persone a cui si vuole un “bene dell’anima”, anche con se stessi)perché “far l’amore” viene scambiato col “fare sesso” e fare sesso viene scambiato con la genitalità. Fare l’amore/fare sesso parte da come si viene accolti nell’utero, da come si viene abbracciati dai genitori a partire da quando si è neonati…da come senti che il tuo corpo e il tuo essere profondo fanno schifo a chi dovrebbe accoglierti come un seme misterioso… Se vieni cresciuto con l’idea che il corpo è “solo materia” puoi amare “mentalmente”, ma non è amore!Vale anche se pensi che lo spirito sia solo spirito. Se la materialità del corpo ci fa schifo/non ci piace… se lo spirito non sposa la materia… le cose possono andare molto male! Se ancora pensiamo che nella materia non ci sia spirito …o che siano due cose distinte…come il bruco e la farfalla…che ci sia un passato e un presente e un futuro separati…è un bel guaio. Cerco di fare l’amore continuamente: ascoltandomi, svelandomi a me stessa senza censurare pensieri sensazioni azioni…,riconoscendo il giudizio sempre in agguato e cercando di non farmi incastrare, incontrando gli altri esseri nella profondità, nella verità: andando oltre le barriere che l’educazione, la cultura, l’abitudine, la religione, l’astrattezza, la razionalità…mi/ci hanno messo.Sto in silenzio, parlo, canto, prego, danzo, abbraccio, accarezzo, bacio, piango, grido…e tutto ciò è fare l’amore, “il fare” della sessualità, che è un guarire/curare le ferite/i tagli compiuti da un “mondo separato”(sesso viene da secare= tagliare, separare).
    Ciao!

  • @ Ermanna De Polli:
    Ciao Ermanna, benissimo!

    Se senti che questo è il tuo percorso proseguilo fino in fondo,
    arriverai, come tu stessa dici, alla verità delle cose,

    la riflessione dell’articolo è quella di fare sempre maggiore chiarezza
    nella propria anima, e vedere dove tale manovra di ripulimento
    può veramente portarmi,

    in pratica osservare e sperimentare nuove dimensioni
    rispetto a quello che sto praticando, se sento il bisogno di farlo,
    se sto bene nella mia dimensione è difficile cambiare,
    e forse non ce n’è nemmeno bisogno,

    grazie della tua riflessione,
    Marco

  • Grazie Marco per gli spunti interessanti di riflessione. Mi trovo d’accordo nel leggere che l’amore non può essere fatto, è qualcosa che si può riscoprire dentro di sè. Il più delle volte questo avviene grazie all’altro. Quando ci si innamora, infatti, sboccia internamente un sentimento stupendo che colma il cuore e riempie di gioia. Secondo me non si possono ritenere sinonimi il fare l’amore e il fare sesso. Il fare sesso è qualcosa di puramente fisico, quasi freddo direi, senza nessun coinvolgimento sentimentale. Un po’ come gli animali che si accoppiano solo per riprodursi. Mentre il fare l’amore, che forse potremmo sostituire con il “condividere amore” a mio parere va molto oltre. Senz’altro include la parte fisica/istintiva, ma tutto il resto è amore, affetto, senso di appartenenza, desiderio di stare con l’altro in quanto oggetto del nostro amore e da cui prendiamo amore. Chiaramente l’amore diretto verso un’altra persona è intriso di attaccamento e comporta rischi e dipendenze. Mentre un amore spirituale per il divino è ad un livello molto più alto e puro, ed invece mi aiuta ed essere indipendente e quindi più forte.
    Per quanto riguarda la domanda “Chi sono io?” mi chiedevo se non si potrebbe pensare che siamo sia anima che corpo e che l’anima è una parte, la più profonda ed eterna ma che comunque si completa grazie ad un corpo. Anche perchè l’anima senza corpo non potrebbe avere la vita qui sulla terra e sarebbe monca, o sbaglio? Ritengo che si debba trovare un buon equilibrio tra anima e corpo, in quanto si influenzano costantemente a vicenda. Se l’anima sta male, la sofferenza si ripercuote sul corpo e da questo infatti derivano molte malattie. E’ altrettanto vero che se il corpo ha dei problemi, ad esempio disturbi pesanti, soffriamo molto anche interiormente e non riusciamo ed essere distaccati dal dolore. Inoltre sarà più difficile meditare ad esempio e quindi anche l’anima fa più fatica ad emergere con le sue potenzialità.

  • Namastè a tutti, a mio avviso, come la storia ci ricorda, si cerca di usare ancora una volta la religione, o correnti filosofiche-religiose, per confondere anzichè aprirsi a Gyana chakshu. Non c’è nessuna correlazione tra “agape”: il puro amore, come ho descritto in un mio commento, e la sessualità. Questa è stata associata al piacere, al desiderio, al possesso, ecc. ecc. L’ingordigia e la malvagità umana è arrivata a fonderla con l’amore. Dovremmo, prima di voler subliminare concetti, separare queste due. La sessualità. ovvero intesa come “Genesis”, principio archetipo di proliferazione e prolificazione è un principio vitale, quindi è come se si volesse subliminare la vita. E quì non voglio dilungarmi. In quanto poi a “chi siamo”, io sono un essere vitale, un essere psichico e un essere corporeo, indivisibili in quanto “energia”. E’ come l’acqua che può apparire sotto tre diversi aspetti, solido, liquido e gassoso, ma la formula è sempre H2O. Potrei continuare a far notare che l’affermare “io sono questo”, “io sono quello”, denuncia soltanto un ego ancora troppo forte; questo andrebbe subliminato. E’ il divino che abita in me, io non sono nulla, posso soltanto rendermene conto. Alla prossima. Om Shanti. IVAN

  • @ Lisa:
    @ ivan:

    shanti,

    grazie dei commenti, si, a volte si utilizzano alcune parole per comodità di comunicazione.

    Dal punto di vista spirituale, almeno nella concezione Raja Yoga, io sono solamente ciò che sono, tutto quello che mi appartiene o che indico come mio (…il mio corpo) è uno strumento, un attributo, un veicolo che utilizzo temporaneamente.

    In quanto anima, non lo sono temporaneamente e poi sono qualcos’altro,
    l’anima è e rimarrà eternamente ciò che è. Altrimenti perderebbe la sua natura di essere spirituale ed eterno. Che va oltre la vita così come viene normalmente considerata.

    L’anima interagisce col mutare relativo della vita terrena,
    ma è sempre una relazione, uno scambio, non è quello.

    Vi invito a dare un’occhiata al terzo e ultimo post sull’argomento 😉

    Marco

  • La Saggezza se si e’ veramente innamorati, permette di intuire se esiste un altro amore spirituale e materiale corrisposto !!!!

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