Tornare a vedere… liberarsi naturalmente


…è possibile pensare che ad un certo punto del tempo la nostra consapevolezza, globale, inizi a diminuire. In molte culture e tradizioni si parla infatti di un’epoca sulla terra in cui la razza umana viveva armoiosamente, in pace, in accordo a principi spirituali ben svegli ed attivi.

Quando un essere umano si trova a vivere ed esprimere il massimo delle sue facoltà, ecco che le “viziature”, le restrizioni mentali, non possono essere presenti. Ma in accordo alla conoscenza karmica della reincarnazione ed ai processi entropici (questo passaggio viene descritto in un intera sessione del Corso di Meditazione) l’anima acquisice esperienza ed impiega continuamente energia in considerazioni e riflessioni, espressioni di sentimenti, emozioni, gestione dei risultati delle esperienze, esperienze stesse di vita,

tutto questo non è gratuito, comporta dispendio energetico e diluizione della propria consapevolezza. In pratica stiamo affrontando il naturale processo d’invecchiamento, non tanto del corpo, quanto dell’anima.

I primi grandi segni di invecchiamento spirituale sono quando la nostra coscienza di essere anime (essere immateriali) si mescola alla consapevolezza del nostro ruolo, degli effetti che questo ha su di noi. Iniziamo a pensare di essere quello che viviamo, che abbiamo intorno e che facciamo. Questo è la porta di cosa?

E’ la porta di accesso alla coscienza del ruolo e del corpo: si pensa di essere quello che si fa, e non esiste trappola-prigione più grande di questa sulla terra.

Perchè iniziando a pensare che io sono il mio ruolo (un dottore, un insegnante, una mamma, un padre, un pensionato, ecc…) faccio affievolire la consapevolezza originale di essere colui/colei che permette al ruolo di potersi manifestare, in questa sede colui/colei viene chiamato anima (atman); e per concludere questo passaggio, se mi focalizzo sul fatto che sono ciò che faccio allora sto mescolando il potere della mia vera consapevolezza alle azioni appunto legate al mio ruolo.

Questo pensiero apre le porte a determinati effetti che le azioni hanno su di noi. Identificandomi infatti con l’azione ed il suo risultato, entro nella modalità che viene chiamata: coscienza del corpo. Più aumenta l’effetto che determinate attività hanno su di me, più aumenta l’attaccamento verso determinate azioni, ed inizia a nascere una sorta di dipendenza.

Inizio a viziarmi interiormente e credere di aver assoluto bisogno di quello che ho intorno (qualsiasi esso sia), inizio a credere che la mia vita sia condizionata dalla presenza o meno di altre persone, altri oggetti, altre esperienze.

La coscienza del corpo quindi diventa la madre di tutte le atre viziature e ristrettezze dell’animo, queste ultime non fanno la loro comparsa in me stesso se prima non inizio a considerarmi per ciò che faccio e per ciò che ho, e, molto importante, questa considerazione avviene unicamente per la perdita naturale della consapevolezza a seguito delle infinite esperienze e rinascite sulla terra.

E’ come quando l’energia di una batteria (anima) si consuma a tal punto che l’audio del dispositivo che alimentava (corpo, ruolo) inizia a sentirsi distorto.

Le cose, la natura e tutto il resto… da nuovi diventano vecchi. Non è colpa di nessuno quindi se i vizi sono venuti in esistenza, se l’anima ha perso potere ed è entrata in certe dinamiche comportamentali. NON è una questione di responsabilità o colpevolezza perché il “processo d’invecchiamento” avviene spontaneamente.

MA esserne consapevoli ci mette in grado di focalizzare la nostra condizione attuale ed iniziare a venirne fuori. Venire fuori dalla coscienza del corpo e del ruolo significa re-imparare una nuova visione di vita, apprenderla e studiarla, sperimentarla e praticarla.

Dobbiamo andare a scuola-di-vita, dobbiamo accendere la luce della conoscenza perduta in noi stessi. Far luce su quelle modalità di pensiero o sanskars che non applico più o molto, molto poco (anche questo punto viene affrontato nella seconda sessione del corso di meditazione). Questo processo viene conosciuto come: iniziare a praticare la coscienza d’anima.

La riflessione prosegue nel prossimo articolo.

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Università Spirituale Brahma Kumaris

 

A proposito dell'autore

Marco De Biagi
Marco De Biagi

Marco De Biagi vive e lavora a Milano. Coordina le attività della Brahma Kumaris in Lombardia assieme a un team e dirige con successo gli eventi online ed offline della Self Help Academy, un’accademia di auto aiuto.

5 Commenti

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  • Veramente molto interessante questo tipo di visione. Un’angolatura nuova su cui soffermtarsi e riflettere.
    Patrizia

  • ciao Marco,
    mi sono accorta qualche anno fa di vivere senza consapevolezza : mi identificavo nel mio ruolo . Non ero felice.
    Ho attuato un Grande cambiamento nella mia vita (sociale e spirituale) e ora mi sento un’altra. Perche’ mi sento VIVA.

    GRAZIE x il vostro prezioso accompagnamento nei miei sentieri interiori.

  • ciao Marco,
    mi sono accorta qualche anno fa di vivere senza consapevolezza : mi identificavo nel mio ruolo . Non ero felice.
    Ho attuato un Grande cambiamento nella mia vita (sociale e spirituale) e ora mi sento un’altra. Perche’ mi sento VIVA.

    GRAZIE x il vostro prezioso accompagnamento nei miei sentieri interiori.

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